Il problema della precarizzazione sorge proprio dall’età: ho fatto il lavoratore precario a vent’anni e mai mi sono posto il problema; a trenta è un’altra cosa. I neo-laureati italiani approdano al mercato del lavoro senza avere mai raccolto ciliegie o scaricato cassette al mercato. Si laureano a 28 anni, in discipline poco spendibili e senza avere mai fatto un’esperienza lavorativa, e non solo si rifiutano di fare una fotocopia, ma non sono in grado di tenerla in mano: sono antropologicamente mutati.Maurizio Sacconi | In questi anni si è tanto parlato di declino a sproposito, confondendo le normali difficoltà della transizione con una crisi. Trascurando il declino vero, che riguarda la demografia e tocca gli aspetti quantitativi e quelli qualitativi del nostro capitale umano.Maurizio Sacconi | La conclusione degli studi e l’incontro con il mercato del lavoro avviene in età troppo avanzata, con pesanti implicazioni su altre tappe rilevanti dell’esistenza come l’uscita di casa, il matrimonio, la paternità. Ecco perché nella nostra società le funzioni responsabili non sono in mano ai giovani: difficilmente a 35 anni si avrà un ruolo direttivo se si è appena entrati nel mondo del lavoro.Maurizio Sacconi |
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